Archivio Categoria: Senza Rumore

Questo blog è un manifesto che dedichiamo all’esperienza maturata (per davvero) cliente dopo cliente in Digital Followers. Scopri le nostre case history.

Il mio sito sembra un catalogo dell’IKEA. E questo non va affatto bene.

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“Mi dicono che il mio sito sembra un catalogo dell’IKEA. E questo non va affatto bene.”.

Lucida, lapidaria, centrata, è l’auto-analisi di Massimo riguardo al suo sito, un sito che da voce a un progetto tutto particolare.

Massimo è a capo di un team di artigiani digitali che, letteralmente, creano “libri da appendere”, mappe visualizzate dei grandi temi della cultura dell’uomo, dalla musica, alla letteratura, dalla storia del rock alla mitologia greca, dai celebri scacchisti alla grammatica italiana.

“Siamo un laboratorio di creatività che produce mappe di varie tematiche culturali, utilizzando solo parole, evidenziando relazioni insospettate e connessioni nascoste, attinenze e collegamenti visivamente inaccessibili prima della nascita del computer grafico, poco prima degli anni novanta del secolo scorso.”

Prima del nostro intervento, il sito di questo progetto editoriale stava ormai stretto al cliente, che di fatto necessita ora, ci dice, di uno spazio web che possa sostituire la sua presenza nelle fiere di settore. Squadrato e freddo, la versione precedente del sito dava l’idea di qualcosa di “fatto in serie”, un po’ come i famosi arredi economici di IKEA, come sottolineato fin da subito dal cliente.

Un sito, insomma, che non dichiarava l’anima sartoriale, artigianale, da “opificio digitale” del gruppo di designer, grafici, letterati e specialisti a cui fa capo questa letteratura da parete, dove stupore e meraviglia sono gli ingredienti fondamentali di cui si intessono queste mappe di parole.

E qui siamo intervenuti noi, collaborando strettamente con l’istrionico e brillante Massimo, al fine di trovare la quadra tra sentimento e atelier, tra prodotto e target, tra usabilità e design.

Web Design: 8 Tendenze grafiche che definiranno il 2022

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Gli eventi del 2020/21 sono destinati a influenzare le tendenze del graphic design negli anni a venire?

La pandemia, il movimento Black Lives Matter e #StopAAPIHate hanno scosso in profondità la recente storia dell’uomo, oltre ai sempre più devastanti sconvolgimenti climatici e i cambiamenti politici globali che permeano soprattutto le menti e l’agire delle generazioni più giovani.

Si tratta di avvenimenti che entrano nella psiche e che di conseguenza influenzano la visione del mondo e il modo in cui l’essere umano lo interpreta, anche attraverso canali come il design, la moda, la comunicazione e il marketing.

Nel mondo aziendale, la pandemia ha cambiato il modo in cui le imprese comunicano con i loro clienti. Lo stesso è valso a lungo per le relazioni tra docenti e allievi, tanto che il distanziamento sociale ancora modifica le attività come eravamo abituati a viverle, quando addirittura non le vieta.

Nel 2021 si è parlato sempre di più di inclusività, fluidità di genere, inquinamento e body shaming, tanto che molti brand hanno cavalcato per la loro comunicazione temi come la parità, il green, la grassofobia e il gender fluid. Instagram e TikTok si sono riempiti di contenuti “friendly” sempre più umanizzati.

Cosa dobbiamo quindi aspettarci dal graphic design nel 2022? Quali sono le tendenze di quest’anno, alla luce delle energie che permeano il pubblico sentire dal 2020 a oggi?

Le attuali tendenze del design grafico puntano su immagini inclusive, visualizzazioni dei dati più divertenti e appetibili; l’audacia si esprime attraverso colori sempre più vivaci, sfondi, icone e illustrazioni anche fumettistiche. Le tendenze 2022 includono inoltre meme legati ai brand e caratteri Serif; nelle comunicazioni incoraggiano l’uso di citazioni come teaser per i contenuti.

Trovi le innovazioni di design più dominanti nel panorama nel 2022 nell’infografica di Venngage qui in basso. Buona visione!

L’abito non fa il monaco. Ma per il cervello sì

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È assurdo che l’aspetto estetico, puramente di design, di una comunicazione di marketing, sia da molti ancora vista come una “decorazione aggiuntiva”, un “abbellimento non importante”, “pretese grafiche di poco conto”.

Ci sono in giro, e sono tantissimi, giovani o meno giovani markettari che hanno fatto un po’ di corsi “per diventare esperti di marketing” e, dopo qualche mese, tali “esperti” (concedetemi le virgolette) propongono alle aziende le “soluzioni vincenti per incrementare vendite e profitti”.

Fin qui, per carità, possiamo anche farcelo andare bene. Se una persona è sveglia e ha studiato sodo, del buono lo può portare a un’azienda che non sa da dove iniziare col marketing, anche se non dimentichiamo mai quanto è importante l’esperienza che si fa col tempo. Ma va bene, supponiamo che non ci interessi l’esperienza, ma che come azienda ci piaccia l’idea di essere seguiti da questo giovane esperto, magari esperto in “funnel marketing” (non so voi, ma la mia bacheca Facebook è stata forse per un paio d’anni invasa da video di ragazzini che, col macchinone noleggiato e sfondo Hawaii, parlano agli imprenditori di come fare davvero soldi grazie al loro sistema di funnel, come se il funnel fosse chissà quale novità e non una delle strategie BASE del marketing).

I lavori di questi esperti si riconoscono perché tutti molto simili tra loro: utilizzano le stesse piattaforme per sviluppare siti e landing page, gli stessi schemi di comunicazione, lo stesso stile (spesso “sensazionalistico”) nei testi, la stessa struttura e pure le stesse icone e font.

Se approfondisci con uno di loro, spesso ti dirà che “non sa quasi nulla di grafica” e spesso tratta l’aspetto estetico come l’ultimo dei problemi, quasi un vezzo fastidioso. La pagina di vendita, il sito o landing page, sono brutti da vedere e tra loro tutti simili? Non importa, almeno a loro non importa, ciò che conta è solo quanto c’è scritto.

Se questo valesse davvero, allora realtà come Apple e tutta un’infinita sfilza di big brand non si dovrebbero curare minimamente dell’impatto estetico delle loro comunicazioni e dei loro prodotti.

In generale se un’azienda per cui inizi a lavorare possiede certi standard estetici con una coerenza e un filo logico di branding, questi vanno mantenuti e non declassati come “elementi superflui”, perché l’estetica partecipa alla trasmissione degli input persuasivi atti alla vendita tanto quanto il messaggio, altrimenti Apple e nessun altro avrebbe bisogno di lavorare tanto sul design.

Come un commerciale vestito nel modo giusto o in quello sbagliato a un appuntamento col cliente, il look&feel di una comunicazione non è un “vezzo”, ma uno strumento di vendita. Nei corsi di visual persuasion, si dice spesso:

“l’abito non fa il monaco, ma per il cervello sì”.

La coerenza visiva e certi accorgimenti grafici (es: la scelta di certi colori anziché altri; un tipo di font anziché un altro; la capacità di impaginare i contenuti sapendo donare gerarchia implicita nei messaggi veicolati) servono per trasmettere l’idea di azienda strutturata e non “fai da te”, azienda che ha una SUA voce univoca e indistinguibile.

Siamo ancora sicuri che il design sia un orpello di poco conto? Siamo sicuri che di fronte a pagine poco curate, l’utente non penserà “ma se questi non sanno fare bene le cose per loro, come potranno farle bene per me”?

A riprova di quanto dico, porto un esempio. Ho di recente realizzato una landing page per un’azienda che offre servizi gestionali ad altre aziende, come ad esempio servizi di temporary manager.

All’interno di un processo atto a ottenere contatti (oh! toh, guarda: un funnel!), è prevista una landing page che ha l’obiettivo di raccogliere i contatti di potenziali nuovi clienti.

Ecco a confronto la pagina nei sui schietti contenuti così come li ho scritti senza veste grafica, e la pagina con quegli stessi identici contenuti però impaginati con attenzione ai mille e più aspetti della visual persuasion.

Osservatele un momento e chiedetevi di nuovo: siamo ancora sicuri che il design sia un orpello di poco conto?

Penso di conoscere la vostra risposta ?

Come certe aziende vincono con Pazienza e Continuità

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Lo sappiamo: oggi è sempre più complesso affrontare il mercato, ogni giorno nascono nuove aziende e quindi nuovi concorrenti. Il consumatore è perennemente online, su Google o sui social, e questo rende necessario affrontare, volenti o nolenti, la questione della visibilità in rete e la necessità di farsi trovare sul www.

Veramente tutto questo ci deve abbattere? Siamo imprenditori e imprenditori italiani, doppia difficoltà ?  e proprio per questo non ci fermiamo, anzi ci rafforziamo.

Vogliamo che chiunque riconosca il valore dei nostri prodotti/servizi perché quello che facciamo è di altissimo profilo. Ma quindi come facciamo ad emergere in questo mercato con la nostra qualità?

Questo è il più classico dei problemi dei miei clienti imprenditori: bisogno di visibilità.
Il prodotto c’è, il servizio c’è e quasi sempre sono di alta qualità, ma quello che serve è mostrarsi al pubblico, alzare la mano.

Facciamoci una domanda semplice: perché i grandi brand continuano a far pubblicità?

C’è ancora qualcuno che non conosce Coca-Cola o Barilla? Perché allora continuano a comparire?

Primo perché occupano uno spazio. Immagina la pubblicità in generale (metti tutto assieme: tv, social, radio, manifesti, locandine, etc) come un campo di calcio con 11 giocatori. Improvvisamente manca un attaccante, cosa succede? Viene sostituito perché dobbiamo giocare 11 contro 11. Quindi se Barilla non c’è, arriva De Cecco o un’altra marca. Semplicemente occupa lo spazio!

Secondo perché nella mente del consumatore c’è spazio al massimo per 3 brand appartenenti alla medesima categoria (es categoria “scarpe da running”). Prova a chiederti quante marche di trapano conosci? E rispondi nel giro di pochi secondi. Sei arrivato alla terza? Normalmente per ogni categoria di prodotto o servizio le persone ricordano al massimo 2 brand, con difficoltà il terzo. Quindi se scompari dalla testa del consumatore devi faticare per ritrovare la posizione.

Ma tutto questo è applicabile anche le medie imprese italiane? Certo! Mai come ora esiste il vantaggio di poter usare il web come trampolino di lancio, l’importante è avere pazienza e continuità.

Pazienza

Ti affacci ora sul web, hai un brand che nessuno conosce e magari un prodotto innovativo. Perché non dovresti avere pazienza? Prova a metterti nei panni del tuo consumatore.

Acquisteresti un prodotto di una marca sconosciuta o magari che non ha ancora provato nessuno?

La pazienza correlata da contenuti intelligenti, da un posizionamento di marca corretto, da una presenza strategica sui social, da elementi che fanno da calamita verso quello che proponi sono le attività che ti servono e che ogni giorno realizziamo per i nostri clienti. Qui sotto puoi vedere un paio di esempi dei contenuti social / dei calendari editoriali che studiamo per alcuni di loro.

Continuità

Ricordi cosa abbiamo detto prima? Se rimani presente nella testa del consumatore lui ti terrà come riferimento. È vero che le imprese italiane non sono tutte come Barilla o Coca-Cola, anzi, ma con un corretto brand positioning (posizionamento di marca) puoi anche tu essere il riferimento per quella categoria (qui ne trovi un esempio, di cui ti anticipo qualcosa del lavoro svolto dalla nostra agenzia nelle 2 immagini sottostanti):

Non servono budget milionari, anzi talvolta anche piccoli ma l’importante è esserci con continuità. Potrai avere momenti dove per stagionalità, per promozioni, per lancio di un prodotto specifico o per un altro motivo vorrai essere più visibile, ma non spegnere mai la tua presenza se non vuoi che qualcuno occupi lo spazio per cui hai tanto faticato nella mente del tuo consumatore.

Dal maiale ai mezzi: le due “cose Marketing” che faccio ogni giorno

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Generazione di contenuti e targeting: dura la vita del content manager. Cosa fare per ottenere un flusso ininterrotto di contenuti efficaci?

Ero in treno verso i laghi bellunesi e Francesco, che da qualche mese ha iniziato a gestire la pagina Instagram di un gruppo d’arte, mi chiede: “ma Alessandra, tu che fai questo lavoro da molto più tempo di me, quali sono i consigli top che ti sentiresti di dare a chi è agli inizi?”

Questa domanda mi ha fatto provare al contempo due cose: la prima è che per la prima volta nella vita ho scoperto che si stanno ribaltando i ruoli, perché ero sempre stata io quella più giovane e più inesperta, mentre ora la prospettiva muta (sto invecchiando, lo so ?); la seconda è che booooom, non avevo dubbi su che cosa rispondere.

Francesco, sono due le cose principali che mi sento di consigliarti con tutto il cuore se vuoi fare bene il tuo lavoro di “content creator”, ossia di creatore di contenuti (poco importa se tali contenuti diventano un post su Instagram o un articolo in un blog o altro ancora: sempre di contenuti si tratta).

La prima: non buttare via niente, come si dice di fare col maiale!

Sì, poco poetico, ma tanto vero: chi – come me – si occupa di generare contenuti per un’azienda o un brand, contenuti che diventano testi, immagini, video, ecc…, deve sempre avere l’idea che l’azienda per cui lavora dovrà pubblicare contenuti “all’infinito” e che quindi il suo lavoro deve mettersi nella condizione di poter produrre contenuti “all’infinito”. Ci sono aziende che, per la natura di prodotti o servizi che offrono, hanno effettivamente la possibilità di comunicare tantissime cose. Qui le cose sono più semplici da un certo punto di vista, perché non ci si deve spaccare la testa per inventare il contenuto da pubblicare: il paniere è talmente ben fornito che, al contrario, in questo caso il lavoro è saper scegliere!

Ad esempio, Francesco lavora per questa pagina d’arte, che parla di pittura, fotografia, design, musica, cinema… caspita, qui la sfida è togliersi dall’imbarazzo della scelta!

Ma la realtà dei fatti, almeno dei fatti capitati nel mio piccolo in questi anni, è che la maggior parte delle aziende o dei brand non può contare su una cornucopia incessante di contenuti da raccontare. Ed ecco che qui entra in gioco il nostro maiale ?

Del maiale non si butta via niente, e così bisogna fare con i contenuti: dire 1 sola cosa alla volta, 1 solo concetto per post, è già un ottimo inizio per stagliuzzare il contenuto e, da un singolo argomento, scoprire che se ne possono ricavare tantissimi altri e che ogni (OGNI) aspetto può trasformarsi in un nuovo contenuto. Questo articolo che sto scrivendo, ad esempio, già va contro a questo principio (perché si predica bene e si razzola così così), dato che a breve parlerò del consiglio nr 2, che avrei potuto benissimo raccontare in un nuovo articolo a se stante (e wow, magia: invece di 1 articolo ne avrei sfornati il doppio ?).

Un altro ottimo sistema per generare contenuti come non ci fosse un domani è essere sempre attenti: siamo davvero sicuri che un’azienda di isolamenti termici abbia poco o nulla da dire? Già solo passando in rassegna i tanti perché una persona ha bisogno di/sceglie un isolamento, magari ecosostenibile, può aprire tantissimi scenari. Chi ne beneficiarà? Come sarà la cameretta dei bambini senza più rischi di muffe dannose? Come si dormirà di inverno senza tutto quel frigido? Che bello sarà scoprire il risparmio in bolletta? Ecc ecc…

Dritta nr 2: TUTTO parte dal target

Ah, questa cosa non mi stancherò MAI di sostenere e applicare! È la più grande lezione di marketing e comunicazione che ho sempre visto confermata in questi 10 anni: il tuo messaggio non farà molta strada se non lo hai cucito a puntino per il preciso target di riferimento dell’azienda.

Chi è? Quanti anni ha? Cosa legge? Ha figli? Che ruolo ricopre nel lavoro? Quali sono i suoi più grandi desideri (che il tuo prodotto o servizio può soddisfare)? Quali sono le sue più grandi paure (che il tuo prodotto o servizio può soddisfare)? E così via… Fai un buon ritratto del tuo target, il più veritiero e dettagliato possibile, lo devi proprio riconoscere, e solo allora inizia a scrivere e a generare contenuti, perché ricordiamoci che i contenuti vanno creati in modo che piacciano al target, non all’imprenditore o al markettaro.

Più conosci chi leggerà o guarderà il tuo contenuto, più saprai che parole, immagini, figure retoriche e riferimenti utilizzare.

E qui non posso non citare una massima che tanto tanto tanto mi è cara:

“La gente non vuole un trapano, vuole un buco nel muro.”
(Philip Kotler)

Questo significa saper tirare fuori il beneficio dal beneficio. In altre parole, la gente non compra punte da trapano del 5. Compra buchi del 5 così può appendere le foto dei suoi figli.

Al potenziale cliente non interessa il tuo trapano (prodotto/servizio); gli interessa il buco nel muro (il risultato che otterrà). Gli interessa il buco nel muro perché così potrà appendere le foto dei suoi figli. Non si acquistano prodotti ma “mezzi” per essere più felici.

Le persone non vogliono quello che fate, vogliono ciò che il prodotto fa per loro. Vogliono il modo in cui li farà sentire. Vogliono un mezzo.

E più abbiamo chiaro, come creatori di contenuti o Content Manager, come vogliono sentirsi i nostri destinatari, più sapremo utilizzare le leve giuste per avvicinarli all’acquisto o, almeno, alla presa in considerazione del brand per cui stiamo lavorando alacremente.

Così forse ci risparmieremo (e soprattutto lo risparmieremo all’azienda per cui creiamo contenuti) il dolore di vedere i clienti optare con più soddisfazione per le soluzioni offerte da lui, il temuto Concorrente.

Ecco cos’ho raccontato a Francesco, che subito si è messo a lavorare al suo ultimo post ?

eCommerce: “Il mio prodotto lo voglio vendere a tutti!” (B2B vs B2C)

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“Che differenza fa? Il mio prodotto lo vendo già alla grande ai rivenditori, ora li salto via e vado direttamente al pubblico finale, così mi resta molta più marginalità in tasca”.

Quante volte ho sentito e quante volte ancora oggi sento queste parole. Il tema di per sé non fa una piega ed è giustissimo: c’è un ostacolo tra il mio prodotto e l’acquirente finale (in questo caso: il rivenditore)? Bene, lo salto a pie’ pari. Ma veramente è cosi facile?

I punti da analizzare sono molteplici, ma oggi vi parlo della specifica relazione tra il produttore e il consumatore, simulando la mancanza dell’ostacolo, la rete dei rivenditori.

Riporto di seguito un classico dialogo tra me e uno degli imprenditori con i quali quotidianamente parlo. Le mie classiche domande.

1. Adesso con chi parli per proporre/vendere il tuo prodotto?

Imprenditore: non c’è un unico interlocutore, ce ne sono diversi con i quali discuto dei miei bancali. Ci può essere il buyer, il produttore diretto, il responsabile amministrativo o talvolta anche tutti assieme.

2. Quali sono gli argomenti sui quali maggiormente vi soffermate?

Imprenditore: quanto materiale serve, numero dei bancali, il prezzo in base alle quantità, fatture, bolle, etc etc

3. Che tipo di linguaggio usi? Come ti presenti?

Imprenditore: dipende da se è un potenziale cliente oppure se lo conosco già da tempo. Nel primo caso andiamo con il “lei” per poi passare con il tu” se le parti raggiungono una buona affinità. Nel secondo si va di “tu” diretto e si discute solitamente dei riordini di materiale.

Mi fermo un attimo perché c’è già tanto da discutere. Se sei arrivato a leggere fin qui significa che l’argomento ti tocca e magari sei un imprenditore che vorrebbe convertire o aprire un mercato “saltando l’ostacolo rivenditori”, ma voglio essere breve e stimolare la tua fantasia.

Ipotizziamo ora che sei prontissimo a vendere al consumatore finale. Tutto fatto, sito, ecommerce, foto prodotti, etc

Partiamo dalla domanda 1: Adesso con chi parli per proporre/vendere il tuo prodotto?

Davanti a te, o molto probabilmente in un commento di Facebook, c’è la signora Maria o il signor Mario (anche il sesso del tuo consumatore è importante ma lo vedremo in un altro momento).

Pensi che del tuo prodotto ne vogliano un bancale? Pensi di trovarli in giacca e cravatta a chiederti l’intestazione dell’azienda con tanto di “codice destinatario”? O pensi che del tuo prodotto ne vogliano un pezzo o una minima quantità? Allora non ti serve più il camion per consegnare il materiale, ma magari devi preparare una scatoletta. Sei attrezzato? La scatola è personalizzata? Hai qualcosa per fare in modo che il tuo prodotto non si rompa durante il viaggio? Mi fermo nuovamente qui…

Domanda 2: Quali sono gli argomenti sui quali maggiormente vi soffermate?

La signora Maria o il signor Mario ti stanno chiedendo, questa volta in chat, se fai assistenza sul prodotto che stai vendendo o se possono chiamare un numero per parlare con qualcuno per capire come si può appendere il tuo prodotto alla parete o come si installa. Vorrebbero anche un pacchetto perché è un regalo per il figlio.

Hai una persona che possa rispondere alle telefonate e che sia in grado di dialogare con la signora Maria o il signor Mario? Saprà fornire informazioni tecniche? Siete sempre disponibili in chat se qualcuno scrive?

Domanda 3: Che tipo di linguaggio usi? Come ti presenti?

C’è qualcuno delle tua azienda che sa scrivere in italiano? (sembra una domanda banale ma non è assolutamente così). C’è qualcuno disponibile a rispondere alle domande su Facebook o in chat o su Instagram? Perché a un potenziale cliente online devi rispondere velocemente perché altrimenti lui avrà già aperto il sito del tuo concorrente e sarà là che farà il suo ordine, se tu non gli rispondi in tempo.

Avrai bisogno di una carta intestata oppure dovrai rispondere con un linguaggio social?

Mi fermo ancora qui e se ti sei ritrovato come imprenditore in queste domande e ne vuoi sentire delle altre? siamo pronti a fare una bella chiacchierata assieme. Vieni a parlarci del tuo progetto!

Ecommerce vs Amazon: come sfruttare le mode grazie al trucco della calamita

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Succede questo: da diversi anni gestiamo la comunicazione dell’ecommerce online di un’erboristeria/parafarmacia/sanitaria di Padova. Per questo cliente, abbiamo realizzato da zero lo shop online e gestiamo ogni mese il piano di promozioni e newsletter, gli ADV su Google e sui social.

Affinché un ecommerce lavori bene e mantenga nel tempo un trend positivo nonostante Amazon, occorre che si doti di strumenti comunicativi che Amazon non può, almeno al momento, offrire. Come ad esempio un rapporto più “human to human” tra professionisti e cliente finale, sezioni di approfondimento su temi di valore (ad esempio sfruttando articoli nel proprio blog aziendale) e un forte apparato di consulenza e assistenza.

Dato che nel marketing non puoi mai credere di “mettere online e non pensarci più”, ma anzi tutto si basa sulla minuziosa arte del labor limen, ossia un lavoro di continua limatura di dettagli, criticità e punti di forza, un e-shop nato nella nostra agenzia è un continuo oggetto di indagine, analisi, aggiustamenti e test.

Grazie al costante monitoraggio, gli analisti tengono sotto controllo “mode” e trend di ricerca degli utenti online, osservando con precisione prodotti o argomenti di punta (quindi molto ricercati in questo momento) o in calo (quindi meno cercati rispetto a qualche tempo prima) o addirittura ignorati. Queste informazioni sono preziosissime per il titolare di un ecommerce, perché gli permettono di accelerare o di chiarire decisioni di marketing su quali prodotti spingere in quel momento, quali frenare, quante scorte a magazzino fare, di cosa “liberarsi” velocemente perché la stagionalità delle richieste inizia a calare, e così via.

Ad esempio, tra le varie attività per questa erboristeria online, di recente abbiamo realizzato e pubblicato un ebook gratuito sul tema dei diffusori per oli essenziali. E direte: e allora? Cosa c’entra con un’erboristeria? Cosa c’entra con quello che stai dicendo?

C’entra, c’entra.

Gli analisti che monitorano quotidianamente i trend dei business che gestiamo per i nostri clienti, ci hanno segnalato questo fortissimo interesse da parte degli utenti in rete attorno al tema degli oli essenziali e dei loro benefici aromaterapici. E quindi, che fare per aiutare il nostro cliente a promuovere al meglio la vendita dei suoi prodotti (sia gli oli, che gli strumenti atti a diffonderli nell’aria), alla faccia di un big come Amazon?

Abbiamo studiato una strategia grazie alla quale attrarre nuovi clienti proprio attraverso il tema delle essenze, regalando agli utenti un ebook su tale argomento in cambio solo del loro indirizzo email. Indirizzo email che finisce nei nostri database e che inizia a ricevere offerte e promozioni mensili, guarda caso proprio su quel prodotto e affini.

L’obiettivo è attrarre, attraverso un contenuto utile e ben studiato, nuovi clienti o vecchi clienti diventati inattivi, al fine di farli avvicinare al brand “anche se non è Amazon”.

Questa strategia si chiama “lead generation”, ossia generazione di contatti. L’ebook, in termini markettari, è invece il “lead magnet”, ossia il magnete che, come una calamita, attrae potenziali nuovi clienti grazie a un argomento “caldo” che incuriosisce una grossa fetta del target e che gli viene consegnato a titolo completamente gratuito.

Inutile dire che, oltre alle informazioni utili su benefici, utilizzi e tipologie, l’ebook contiene, in modo delicato ma persuasivo, i link agli oli essenziali presenti nello shop online e i riferimenti per, nel caso lo si desiderasse, ottenere una consulenza gratuita dagli specialisti in aromaterapia/cromoterapia dell’erboristeria.

Fa tutto parte del grande disegno chiamato “Branding”, ossia la costruzione e il mantenimento nel tempo di un brand che porta con sé una voce propria, un carattere proprio e una dimensione propria che gli permettono di differenziarsi da tutte le migliaia di altre erboristerie online che, all’apparenza, “sono tutte uguali”.

O si lavora in questa direzione, o si cede al predominio dei grandi big.

Restyling sito web per settore di Ricerca e Innovazione nel manifatturiero

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L’azienda è toscana e da ormai 50 opera nel settore della Ricerca, Sviluppo e Innovazione per il settore manifatturiero e tessile.

Il sito vive già da anni, ma adesso l’impostazione grafica sente i segni del tempo e le prestazioni tecniche hanno bisogno della giusta spinta performativa. È così che, per l’azienda pratese nata nel 1972, arriva il momento di pensare a un restyling comunicativo per il suo sito vetrina con blog, nonché a forti interventi sul “motore interno” del sito in ottica di miglioramento delle performance come velocità di caricamento e azzeramento di errori come i famosi “404″.

Trattandosi di un restyling e non di un sito da costruire da zero, il primo passo è stato selezionare i contenuti da mantenere. Il cliente opera una valutazione su alcune sezioni ormai obsolete e ci chiede di realizzarne di nuove dove mettere in luce progetti ora importanti per l’azienda. Anche la sezione News viene indagata con attenzione per scegliere i contenuti da archiviare. Insomma, una bella ventata di rinnovamento che però porta rispetto all’anima originale dell’impresa.

Alla luce del rinnovamento del logo e dei colori aziendali, che da rossi si sono fatti blu qualche tempo prima del nostro intervento, abbiamo condotto il restyling lungo la nuova linea di colori freddi e professionali, in una festa di blu, bianchi e grigi.

Pulizia, ariosità dei contenuti e grande attenzione agli spazi vuoti ci hanno permesso di ottenere un risultato dall’impatto curato, tecnico e professionale, andando così a comunicare in modo implicito (attraverso il “look&feel” del sito) i valori di pragmaticità, innovazione e tecnologia promossi dall’azienda verso i suoi clienti del settore manifatturiero.

Da qualche mese, gestiamo anche news e comunicati stampa nel sito e l’invio di newsletter informative.

Ho trovato un grande venditore al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano

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Mi ha stupito molto, moltissimo. Qualche settimana fa in occasione del compleanno di mio figlio ho fatto visita con la mia famiglia al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Tutto assolutamente affascinante, ma una cosa mi ha colpito in particolare, anzi un personaggio: Leonardo da Vinci. Terminata la visita alle Nuove Gallerie a lui dedicate ho esclamato “wow che venditore”. Già nel ‘500 portava concetti che ad oggi vengono a volte proposti come innovativi e stupefacenti. Ecco cosa mi ha colpito maggiormente.

L’esperienza come valore di saggezza

Nella più classica immagine di Leonardo da Vinci (da lui stesso probabilmente realizzata) viene raffigurato in una età avanzata. E fin qui nulla di particolare. La cosa interessante è che lui si è disegnato più anziano della sua età. Si racconta che molto probabilmente in quel ritratto, Leonardo da Vinci, voleva raffigurarsi in un’età più matura per dimostrare la sua saggezza, la sua esperienza.

Wow dico io. L’esperienza come valore fondamentale. E oggi invece? Oggi invece vediamo guru di 20/30 anni che sanno tutto del web, che propongono strategie vincenti, mosse da scacco matto pronte all’istante come 2 etti di prosciutto al banco. Non è così il marketing, né sul web, né quello tradizionale. Le ricette magiche non esistono. Se andiamo da un medico importante, un luminare pensiamo di trovarci davanti ad un ragazzino sbarbato oppure ad uno che ne ha viste di tutti i colori?

Il progetto nasce da una bozza

Leonardo da Vinci aveva la necessità, come tutti, di mostrare le proprie capacità per trovare lavoro. Come si presentava da giovanissimo ai potenziali clienti? Non aveva lavori veri e propri da mostrare perché era agli inizi. Allora si creò un book, un portfolio ma non di lavoro, di idee disegnate su carta. Disegnava in continuazione e prendeva spunto da moltissime cose in natura. Ecco che allora mostrava bozze di progetto, non il progetto finito. Tutti i disegni dei prototipi delle sue macchine ponevano Leonardo da Vinci in una dimensione di professionalità, di cultura, di visione superiore alla media.

Oggi diffidate di chi ha il progetto pronto. Ogni idea va sviluppata e studiata. In Digital Followers realizziamo sempre una “bozza” iniziale che poi chiamiamo analisi. Non puoi buttarti sul mercato così senza conoscerlo bene, senza capire i tuoi competitor, senza informazioni. Poi si va a fare il progetto, ma dopo.

È bello e affascinante pensare che nel 1500 c’erano persone che facevano quello che molti di noi fanno oggi. È bello e affascinante pensare che a volte si va in cerca della soluzione magica, della soluzione pronta consegnata direttamente a casa oppure presa al McDrive invece servono sempre competenze, amore per il proprio lavoro ed esperienza sul campo.

Il massimo del minimo per raccontare il Packaging Alimentare

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Le agenzie cambieranno mindset.

“Credo che le agenzie pubblicitarie non saranno più solo agenzie pubblicitarie e finiranno per trasformarsi in agenzie di consulenza aziendale creativa. Agenzie che saranno davvero partner di business, che non si limiteranno a progettare campagne pubblicitarie ma che proporranno grandi idee che genereranno grandi opportunità nel settore. Agenzie pubblicitarie con il mindset di una startup.”

Ci rifacciamo alle parole di J. R. Forero, pubblicate su Think with Google, per raccontarvi l’approccio mentale a un nuovo concept web nato in Digital Followers per il brand IGVFOOD di Intergrafica Verona dedicato al food packaging.

Dai confronti col cliente, è nato un sito minimale, con copy ridotto al minimo e grande attenzione grafica che comunicasse analisi, ricerca e concretezza.

Ecco perché per le immagini abbiamo scelto l’alimento puro (pasta, pane, pesce, carne…) senza mostrare il pack fatto e finito, come ci si poteva aspettare. Questo perché l’intenzione è mettere in piena luce il rispetto per l’alimento, il contatto con l’alimento, che è il prodotto delle aziende alimentari clienti di IGV FOOD. Massima importanza e cura al tuo prodotto, insomma, caro cliente, che viene analizzato e compreso per la sua conservazione anche agli estremi più assoluti: dal freezer al microonde.

L’obiettivo comunicativo?

Far emergere un’industria produttiva e consulenziale dallo spiccato approccio concreto e dalla profonda cultura su tutto ciò che riguarda il contatto col prodotto alimentare e le sue diverse fasi di vita e conservazione, dal freezer al microonde.

Poco, per dire molto.

“Il nostro brand IGV FOOD, dedicato al food packaging, aveva bisogno di un sito snello, intuitivo e di ottimo gusto a sostegno delle presentazioni commerciali presso i nostri clienti. Siamo pienamente soddisfatti del sito, minimale e di impatto realizzato da Digital Followers, un sito continuamente apprezzato sia dalla rete vendita che dalle aziende clienti per la sua concretezza, aspetto cruciale in un settore tanto tecnico come quello del food packaging.”

Simone Longo, Owner Intergrafica Verona Srl / IGV FOOD

 

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