Archivio Categoria: Senza Rumore

Questo blog è un manifesto che dedichiamo all’esperienza maturata (per davvero) cliente dopo cliente in Digital Followers. Scopri le nostre case history.

Fare “Video Marketing” è proprio per tutti?

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Fare video è importante e questo oramai lo sanno anche i muri. Ma perché è importante? È per tutti fare i video?

Un nostro cliente, Flock Haus Switzerland, aveva la necessità di entrare nel mercato svizzero come punto di riferimento per la vendita di abitazioni in legno e vetro.

Abbiamo curato tantissimi aspetti della loro comunicazione, in modo particolare il loro brand positioning e poi siamo arrivati al punto dei video. Marco e Barbara sono le punte di diamante di Flock Haus Switzerland e sono le persone che andranno a contatto con il loro pubblico, con tutte quelle persone che voglio crearsi un’abitazione in linea con il prodotto offerto da Flock Haus.

Riceveranno le loro richieste via email, li incontreranno per dialogare su sopralluoghi, visite, progetti etc ma il primo rapporto che avranno questi potenziali clienti con Flock Haus Switzerland sarà attraverso il web, visitando il sito, sfogliando il catalogo ma non avranno subito un contatto diretto, umano.

Bene, noi volevamo abbattere subito questa barriera, volevamo che Barbara e Marco si mostrassero subito e di persona magari rispondendo alla domande più consuete che un il loro cliente potrebbe avere. Insomma ti smarco immediatamente i tuoi dubbi e lo faccio anche di “persona”.

Ecco che abbiamo catturato le domande più frequenti, abbiamo creato delle risposte attraverso degli script (testo) che Barbara potesse leggere e abbiamo girato le riprese. Cosa ne è uscito?

È uscita la loro trasparenza. In un mercato così complesso come quello immobiliare dove il rapporto relazionale diventa l’arma vincente, Flock Haus Switzerland, ha dato fin da subito un segnale di trasparenza, di vicinanza con il potenziale cliente, di legame. Quel legame personale e intimo che si cerca quando ad essere in gioco è la propria la casa, uno dei luoghi più intimi e riservati di una persona, di una famiglia.

 

From Medioevo to 2000’s: il sito web di Palazzo Montanari

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Avrebbero mai potuto immaginare, nel XII secolo, che una villa padronale delle colline venete sarebbe stata un giorno visitabile tramite uno smartphone? ?

Palazzo Montanari è una casa-torre trecentesca situata sulle colline della Valpolicella Classica a Verona. Completamente affrescata dal Cinquecento al Settecento, oggi la villa continua la sua vocazione antica di ospitalità, convivio e produzione di pregiati vini ed olio extravergine di oliva della Valpolicella.

È stato particolarmente affascinante dedicarsi alla creazione e messa online del sito web “padronale”: immaginate il fascino dei sopralluoghi tra le stanze del palazzo, nella piccola pieve attigua, a rimirare affreschi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio e dall’Orlando Furioso? I miei studi letterari e la mia laurea in Storia dell’Arte hanno avuto un piccolo momento di gloria.

Oltre al copy, come di consueto mi sono dedicata alla struttura logica del sito in tutte le sue parti, all’usabilità dei contenuti e al visual delle pagine; accanto a me, le abili mani tecniche di Fabio, la mente organizzativa di Stefano e il fantastico shooting fotografico con drone di Gianluca.

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Vendo i miei prodotti ai rivenditori ma ora voglio aprire un ecommerce B2C. Potrei avere dei problemi?

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In questi ultimi 2 anni ho sentito forte e chiara l’esigenza da parte di parecchi imprenditori del B2B di aprire mercati diversificati.

Nel mercato generalizzato la lotta al prezzo è sempre più feroce e se questo può rappresentare un vantaggio per il consumatore, altrettanto non possiamo dire per le aziende, per le quali esiste un passaggio forzato per la vendita che prevede la presenza di uno o più intermediari, come ad esempio i rivenditori.

La scorsa settimana ho incontrato un nostro cliente che sente forte questa esigenza, e insieme abbiamo visto quanti aspetti comunicativi cambiano (dai più eclatanti ai più millimetrici) tra l’offrire un prodotto a un rivenditore o agente rispetto che proporlo al pubblico finale.

L’inserimento ad esempio dei social come canale di comunicazione spesso è disarmante per chi vive nel mercato B2B.

Ricordo perfettamente la reazione alquanto stizzita di un nostro cliente (da anni operativo nel settore B2B e apertosi da poco al B2C) che, di fronte al commento poco gradevole di un “leone da tastiera” su Facebook riguardo a un suo prodotto, si dimostrò subito pronto a rispondere all’utente pan per focaccia, alla faccia della diplomazia tanto raccomandata ai brand sui social!

Questo avviene perché il canale di comunicazione tra mondo B2B e mondo B2C è diverso, i rapporti sono diversi, i luoghi sono diversi.

Cambia molto tra B2B e B2C e le differenze sono parecchie, provo ad affrontarle qui di seguito.

B2B

B2C

MERCATO
Vendita in larga scala
Vendita al singolo consumatore
FOCUS
Efficienza
Affinità con il brand e promozioni
COINVOLGIMENTO
Vogliono essere educati alla vendita
Voglio soddisfare i loro bisogni
RAPPORTO
Volontà di instaurare un rapporto commerciale duraturo
Volontà di fidelizzare il cliente all’acquisto ripetuto
PROCESSO DECISIONALE
Dialogo costante tra professionisti
Dialogo spesso mono direzionale con utente finale
NUMERI DI CLIENTI
Ristretto per larghi volumi di vendite
Molti clienti per volumi spesso con piccoli rapporti per singolo utente
COMUNICAZIONE
Linguaggio professionale e tecnico basato sulle caratteristiche
Linguaggio emozionale e coinvolgente focalizzato sulla soddisfazione dei bisogni
CANALI DI COMUNICAZIONE
Prevalentemente dialogo via email / telefono
Sito e social

Quindi è possibile aprire sicuramente reti distributive dirette (tenendo in considerazioni i rapporti instaurati nel tempo) ma occorre tenere in considerazione parecchi aspetti. Non abbiamo affrontato il tema legato al brand con il quale presentarsi ma questo è un tema che tratterò in un altro articolo.

Come siamo arrivati al naming “NovaVita Stones”

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Eccolo qui di fronte a noi: un imprenditore lucido e sognatore con un’azienda avviata nel settore del marmo, che decide di aprire un nuovo progetto dedicato a un filone tutto particolare: la pietra naturale “a spacco”, detta Spaccatello.

In seguito all’esito positivo della nostra analisi di mercato per comprendere come e se questo prodotto potesse soddisfare l’odierna arena competitiva di domanda-offerta, è emersa l’esigenza di una revisione del naming provvisorio del progetto. Dal funzionale “Materia Naturale” (naming utilizzato in fase di analisi), si è passati alla ricerca di un nuovo nome più emozionale e aperto a prospettive di possibili futuri.

Come siamo arrivati al nuovo naming per questo brand?

Tutto è partito dalla domanda: perché le persone desiderano una parete in spaccatello?

Perché lo spaccatello è una pietra vera, naturale, “viva”, dove ogni pezzo è unico, mai uguale a nessun altro; come per le impronte digitali, non si trova un blocco identico a un altro.

Allestire una parete con lastre di spaccatello significa comporre qualcosa di nuovo utilizzando unità singole e singolari.

Comporre una parete in spaccatello significa aver a che fare con una libertà all’interno di alcune regole ben precise (forme rettangolari; gamma cromatica contenuta; necessari bilanciamenti visivi per ottenere un risultato degno di nota; il peso della materia, la gestualità artigiana).

Liberà e regole: una contraddizione?

Ebbene, pensiamo alla poesia: c’è il verso libero di Ungaretti da un lato, c’è la Metrica italiana dall’altro.

Certo il verso libero “non ha regole”, si chiama libero! Ma la metrica italiana, fatta di regole, permette al poeta di far emergere forse ancor di più la sua libera espressione, proprio perché dovendo restare dentro a delle “forzature”, sa trovare col suo ingegno il modo per superare gli ostacoli e tirare fuori tutta la sua creatività: riuscire a rimanere dentro a uno schema esprimendo creatività, è la vera creatività della metrica.

La forma di una poesia ne determina il ritmo, che è una sua parte fondamentale: lo studio dei vari tipi di forma è detto partizione metrica. La metrica di una poesia si decide prima di tutto dalla lunghezza e dal tipo dei suoi versi, ma altri elementi importanti sono anche il tipo di strofa e il tipo di rima che usa. Tutti questi concetti appaiono azzeccatissimi pensando a una parete in spaccatello, dove l’artigiano-artista è alle prese con con lunghezze diverse e tipologie di pezzi per dare vita a un ritmo, a “strofe” inanellate le une alle altre, in altre parole a una struttura metrica su parete.

Nella poesia italiana, l’endecasillabo (letteralmente “verso di undici sillabe”) è il verso principale e più utilizzato: si trova in tutte le strofe e le strutture metriche più importanti, come la terza rima, o terzina dantesca della Divina Commedia. La Vita Nova (prima opera di attribuzione certa di Dante Alighieri) da molti è considerato come anticipazione della strofa della Commedia.

Abbiamo incontrato molte similitudini tra il comporre una parete in spaccatello e il comporre terzine poetiche: c’è la libertà e la sensibilità del poeta / allestitore da un lato, e ci sono le regole della metrica / parete e forme dall’altro; c’è il ritmo delle terzine e delle rime incatenate e c’è il ritmo dei movimenti e degli ingombri delle lastre.

Per questo il naming a cui siamo giunti è NOVAVITA STONES, strizzando l’occhio alla prima opera certa di Dante; NOVAVITA STONES si lega anche al concetto che in casa porti qualcosa di VIVO, di vero, di naturale; porti “nuova vita” in casa, una ventata d’aria fresca, qualcosa di NUOVO che può farti sentire libero e soddisfatto.

Con NOVAVITA STONES si viaggia verso un riferimento altissimo d’italianità. Ma anche è un naming accessibile per chi non ha conoscenze letterarie perché “nova vita” è “vita nuova”: porti la vita in casa, perché la pietra è Naturale, è Vera, è Viva. Aggiungi VITA alla tua casa con pareti che pulsano di ritmo e non ti stancano mai, perché non sono piatte né passive.

Poesia e allestimenti: creatività, gusto e sensibilità dentro alle regole e ai canoni dell’arte.

Sono davvero logo e sito le prime due attività da fare per vendere un prodotto online?

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Qualche mese fa ci chiama un imprenditore con il desiderio di incontrarci perché desiderava una proposta per lanciare la sua idea sul mercato online.

Davanti a un bel caffè mi dice:

“Stefano, mi servono subito logo e sito perché ho in testa un’idea fantastica, che ancora nessuno a fatto. Voglio fare un e-commerce di questo prodotto”.

Tante cose da dirgli, mettiamole in ordine:

  1. cambiare il suo punto di vista
  2. cosa significa aprire un e-commerce
  3. differenza tra il suo attuale mercato B2B (scambi commerciali tra aziende) e quello dove vuole muoversi B2C (scambi commerciali tra aziende e consumatore finale)

I punti 2 e 3 magari li vediamo in un altro articolo, soffermiamoci sul punto 1.

La mia risposta-provocazione è stata:

“Sei davvero sicuro che online ci siano consumatori disposti ad acquistare il tuo prodotto?”

“Certo” mi risponde, “lo vendo già ai rivenditori”.

Vendere un prodotto al consumatore finale e venderlo al rivenditore sono due cose abissalmente diverse. Ma la questione iniziale riguarda la comprensione se online esistano veramente necessità e ricerche riguardo al suo prodotto.

Cosa abbiamo fatto per scoprirlo?

Un’analisi conoscitiva del mercato.-

Abbiamo simulato l’apertura del suo e-commerce e abbiamo portato il pubblico di riferimento (il suo consumatore) a conoscerne l’esistenza. Abbiamo attuato strategie al fine di portare il potenziale cliente a manifestare il suo interesse capendo così quando aveva senso aprire l’e-commerce, scoprendo che tipo di cliente è, cosa si aspetta e cosa desidera.

Questo è comprendere il mercato e soprattutto evitare di buttare inutilmente soldi prima ancora di aver compreso se mai qualcuno vorrà acquistare il tuo prodotto online.

Se avessimo fatto il logo e il sito avrebbe avuto informazioni vere su come muoversi? Su quale prodotto lanciare per primo? Un bacino di utenti interessati ad acquistare prima di aprire lo shop?

No, avrebbe solo avuto un logo e un sito ma nessuna visita. Una cattedrale nel deserto come tante che ci sono nel web. Come tutti quegli e-commerce che aprono con imprenditori dietro che si chiedono come mai non arrivano ordini.

Analisi Usabilità e User Experience settore concorsi

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Avete presente quando lavorate talmente tanto su di un progetto da non riuscire più a capire se vi piace o no? Se c’è qualcosa che non funziona o da mettere ancora più in risalto? Ecco, questo è quanto è successo a un’ottima realtà italiana operativa nel settore della manualistica scientifica prima del lancio del suo motore di ricerca per i concorsi pubblici in Italia.

È stato questo il primo compito (di una lunga serie) che l’azienda ci ha affidato: “ci stiamo lavorando da 2 anni e non abbiamo chiaro se funziona, ci potreste fare un’analisi dell’usabilità e della user experience?”.

Da parte mia, adoro questo genere di indagini: prendere un sito web e osservarlo con occhi vergini al fine di simulare l’esperienza dell’utente nell’arrivare a compiere ogni genere di azione, sia da desktop che da mobile.

Dalla homepage fino al link più nascosto, ho frugato ogni angolino prendendo nota di cosa funzionava e cosa meno, stilando un report dove oltre alle criticità ho offerto consigli migliorativi da mettere in pratica.

Non so se vi è mai capitato di entrare in un sito e di non sapere che pesci pigliare, sentendovi frustrati perché non riuscite a trovare quello che state cercando. Ecco, smettetela di prendervela con voi stessi, perché 9 volte su 10 è il sito ad essere stato mal progettato, e non voi a non “capirlo”. Un buon sito, e commerce, portale, deve vantare la meravigliosa qualità di essere AUTOEVIDENTE. Per l’utente deve essere SCONTATO dove cliccare, cosa guardare e che strada prendere per raggiungere il suo obiettivo.

Ci tengo a precisare che, non trattandosi di un progetto nato da zero nella nostra agenzia, il nostro compito è stato solo offrire suggerimenti applicativi sull’usabilità, potendo intervenire ben poco sul design, che era già stato stabilito a grandi linee.

In seguito all’analisi, super apprezzatissima dal team dell’azienda cliente, con mio grande piacere sono state applicate tutte le revisioni suggerite. Dopodiché il motore di ricerca ha preso vita iniziando la sua missione: aiutare le persone a trovare i concorsi pubblici in Italia più adatti a loro.

Dopo un anno di post su Facebook nessun cliente ha bussato alla mia porta

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La scorsa settimana ho incontrato una bellissima realtà nel settore del marmo. Grazie ad un nostro cliente (il passaparola resta ancora una delle armi di marketing di più potenti) ho conosciuto un imprenditore visceralmente innamorato della sua professione e dei suoi marmi. Della sua voglia di essere operativo, di spostare i blocchi di marmo, di mostrare il suo eccellente risultato finale.

Dopo una bella chiacchierata in cui ci siamo conosciuti a vicenda e abbiamo messo sul tavolo le nostre rispettive aziende mi ha posto questa domanda:

“È un anno che ho una persona che mi pubblica post sulla pagina Facebook ma non mi è arrivato nessun cliente. Cosa non va?”

Ho risposto così:

“Secondo lei il pubblico di Facebook sarà più incuriosito da una pizza fatta in casa di un amico oppure da un suo pezzo di marmo?”

Da quel punto abbiamo condotto un percorso assieme che ci ha portato a comprendere l’esigenza di capire esattamente qual è il target (o consumatore o pubblico) ideale per la sua azienda.

Sembra tutto banale, semplice ma molto spesso l’imprenditore (se lo capisco perfettamente perché anch’io sono parte della categoria) è talmente concentrato “sul fare” che trova quasi una perdita di tempo guardare le propria azienda dall’esterno. Ecco in quella chiacchierata lo abbiamo fatto e abbiamo costruito una strategia che a breve inizieremo ad adottare in Italia e all’estero.

Mi è stato detto:

“È la prima volta che qualcuno mi parla come mi hai parlato tu. Abbiamo messo al centro il target e abbiamo ragionato sui suoi bisogni e sui suoi problemi. Per la prima volta cambierò il mio modo di comunicare, passerò da “vuoi comprare il mio prodotto” a “sono pronto a risolvere i tuoi problemi”.

Questo blog è un diario di viaggio, appunti sparsi su ciò che stiamo facendo

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Ciao, eccoci qui al nostro primo articolo in questo nuovo blog.

Sono Alessandra e scrivo per Digital Followers ormai da un decennio (eh già, ma non immaginarmi una vecchia carampana, sono pur sempre ufficialmente etichettata come “millennials” ? ). Di blog in ben 10 anni ne sono sfilati sotto queste dita, per non parlare di newsletter, adv, siti web, e commerce, brand positioning…

Sì, qui in agenzia – ben prima del mio arrivo – si è pensato, creato, scritto e graficato senza sosta. E oggi, con il nostro piccolo ma grande bagaglio di Web Agency ultraventennale, abbiamo deciso di dedicarci al meno, al poco, all’essenziale. Alla diminuzione del rumore. Un colpo di testa? Una ritrovata saggezza? Lo scopriremo solo vivendo.

In questo nuovo blog, diciamo addio ai luuuunghi articoli in cui approfondiamo, spieghiamo, provochiamo, divulghiamo, proponiamo… no, qui e ora vogliamo spogliarci di tutto e tenerci addosso solo quello che è strettamente autentico e necessario: il nostro lavoro, i nostri contribuiti creativi di partner strategici e immaginativi per i brand e le aziende.

Con questo blog, lo ammettiamo, ci concederemo una bella libertà: nessun calendario editoriale; nessuna pubblicazione cadenziata nel tempo; nessuna “lunghezza minima” da raggiungere; nessuna strategia di lead generation. No, questo blog è un manifesto che dedichiamo all’esperienza maturata (per davvero) cliente dopo cliente in 20 anni di attività.

Scriveremo poco, mostreremo tantissimo: come nasce un logo, le epifanie di un naming, quanta attenzione a quell’immagine e a quella palette colori, quanti test dietro a un adv Google che genera K su K…

Sarà bello condividere quello che sul serio facciamo ogni giorno, senza secondi fini se non quello di avvicinarci ai lettori con il nostro viso pulito, una grandissima voglia di fare e le mani tese verso le vostre idee. Mani e menti sempre impegnate ma non per questo stanche. Siamo davvero fortunati a fare una professione che amiamo anima e corpo.

A presto con il primo racconto dei nostri “behind the scenes” 😉